20 novembre 2007 - 15 febbraio 2008
inaugurazione: lunedì 19 novembre 2007, ore 21.
Alla Galleria Blu Vincenzo Ferrari ha esposto agli inizi della sua
carriera artistica, con una esposizione personale nel 1972 e in
numerose altre occasioni nei decenni successivi. Ora vi torna con una
mostra personale che ci presenta in prima persona, facendoci quasi
vedere, attraverso le parole, la successione delle opere, ma
soprattutto la passione che egli mette nella loro realizzazione:
“La mostra – scrive – è intitolata Vincenzo Ferrari, dove Vincenzo è
scritto in calligrafia mentre Ferrari è in carattere da stampa.
Vincenzo, scritto in quel modo, rappresenta la mia irripetibile
identità che si affaccia ad un mondo estremamente grande che è
rappresentato dal cognome scritto con un carattere impersonale.
La mostra è un percorso, forse un viaggio, attraverso il mio lavoro di
questi ultimi anni, sintetizzato in tre piccole installazioni iniziali
che, volutamente, nel modo di presentarsi si diversificano da tutto il
resto delle opere legato a esperienze di tipo pittorico.
Tali installazioni alludono l’una al ricordo, l’altra alla traccia e
nel loro sommarsi l’una all’altra realizzano la memoria; forse il
viaggio potrebbe avvenire anche in senso contrario cioè è la memoria
che, dissolvendosi, ci permette di arrivare ai ricordi attraverso le
tracce.
Poiché le opere non sono disposte secondo un percorso cronologico, il
viaggio si sviluppa in svariate direzioni che lo collocano in una
condizione di costante deriva.
Così si passa dall’introduzione nella forma di un trittico che ha come
tema la bellezza del paradosso, al tentativo di rappresentare la
suggestione prodotta dalla crocifissione di Grünewald ad Isenheim, dove
la citazione appare grazie a dei tiranti che sollevano la pelle del
dipinto, lasciando trasparire la figura del Cristo su un fondale di
colore intenso.
Questa pelle che si solleva dà inizio a un nuovo percorso di viaggio
che, dopo un’opera particolarmente drammatica intitolata “Cos’è”, in
cui i brandelli di pittura e le relative corde arrivano ad essere una
presenza molto sofferta, si realizza in una serie di quadri in cui i
tiranti svelano varie riflessioni: cos’è l’insensatezza, qual è la
corrispondenza tra il gesto e il senso e così via.
Dopo una parentesi di tre lavori in cui la drammaticità dei brandelli
di pelle è sostituita dalla pericolosità di scaglie di vetro o dalla
frattura di un vetro da cui fuoriesce la tela strappata dal suo telaio,
si arriva poi a delle grandi tele che riassumono i percorsi
precedenti, per giungere alla fine, sempre contraddicendo la
cronologia, con una piccola serie di quattro opere. Questa serie mette
in gioco il rapporto tra l’idea di certezza rappresentata dal filo a
piombo che contrasta con le immagini di fondo e lo spiazzamento che lo
stesso filo a piombo può produrre nel prendere una direzione
assolutamente innaturale. Tutto questo avviene come nelle prime tre
installazioni da cui la nostra deriva è iniziata; forse abbiamo
costruito un viaggio che banalmente si risolve in una continua
circolarità, un tornare sempre e ossessivamente su se stessi solo in
modi formalmente diversi.
Tutte queste opere non sono altro che brandelli di memorie, che
attraverso il ricordo, si formalizzano in tracce che segnano un
percorso, lasciando allo spettatore l’onere di percorrerlo.”
In occasione della mostra è stato realizzato un libro d’artista,
integrato da un testo di Elena Pontiggia, dal titolo “Carte d’identità”.
Biobibliografia:
Vincenzo Ferrari nasce a Cremona nel 1941 e nello stesso anno la
famiglia si trasferisce a Milano. Nel 1960 si iscrive all’Accademia di
Belle Arti di Brera dove
si diploma con Gianfilippo Usellini. Dopo le prime esperienze
pittoriche, nel 1967 inizia la propria ricerca riferibile all’arte
concettuale e dal 1971 insegna all’Accademia di Brera. Fondamentale è
per lui, a partire dal 1969, l’amicizia con Vincenzo Agnetti.
Oltre a svolgere un’intensa attività espositiva, partecipa con Ugo
Carrega alla stesura del Manifesto della Nuova Scrittura (1975) e del
Piccolo Manifesto dell’Artescrittura (1982).
Dal 1976 avvia ripetute esperienze di lavoro con Alik Cavaliere,
presentate successivamente in esposizioni e allestimenti scenici.
Inoltre, a partire dal 1969, affianca all’attività espositiva
un’intensa produzione di libri d’artista.
La sua attività espositiva prende il via nel 1967. Queste le tappe più
significative: 1971 Premio Pascali, Pescara; 1972 XXXVI Biennale di
Venezia; 1973 Triennale di Milano; 1976 Museo d’Arte Contemporanea, San
Paolo del Brasile; 1977 Documenta 4, Kassel; 1978 Galleria d’Arte
Moderna, Bologna - Palazzo Vecchio, Firenze - War Memorial College,
Sidney; 1979 Triennale, Milano - Rotonda della Besana, Milano -
Galleria d’Arte Contemporanea, Alessandria; 1980 Biennale
Internazionale d’Arte, Venezia - Palazzo Carignano, Torino;1981 Palazzo
delle Espo-sizioni, Roma - Rotonda della Besana, Milano - Biblioteca
Nazionale, Parigi; 1983 Palazzo Rea-le, Milano - British Council,
Heyward Gallery, Londra; 1984 Galleria d’Arte Contemporanea Tai-pei,
Formosa; 1985 Kunsthaus, Berna - Kunstmuseum, Stoccarda; 1986 XLII
Biennale Interna-zionale, Venezia - XI Quadriennale d’Arte, Roma; 1987
Arte di gruppo, Kassel; 1993 S.M.G.T., Parigi - Biennale, Milano - Sala
Napoleonica Accademia di Brera, Milano (con A. Cavaliere); 1998 Museo
d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; 1999 XIII
Quadriennale, Roma; 2001 Fondazione Stelline, Milano.
Alcune sue opere degli anni ’70 sono ora esposte nella mostra “La
parola nel mondo”, allestita presso il MART di Rovereto.