23 settembre - 7 novembre 2008
inaugurazione: lunedì 22 settembre 2008, ore 21.
Con le mostre dedicate ai cinquant'anni di attività la Galleria Blu ha
illustrato quale è stata in questi decenni la sua visione e la sua
filosofia dell'arte. Ai consueti settori di ricerca si è aggiunta una
cura particolare rivolta a quegli artisti che hanno operato a partire
dagli anni Sessanta su un versante al quale non è stata prestata finora
la dovuta attenzione né dalla critica né dal mercato. Quindi, dopo le
esposizioni di Vincenzo Ferrari e di Claudio Costa, ecco ora la
personale di Guido Biasi, un artista "eretico".
L'autonomia di Guido Biasi da correnti e mode è la sigla della persona
e dell'opera, la sua "eresia". Lo straordinario talento naturale,
nutrito da una sensibilità culturale ampia e variegata, lo rende un
artista "fuori del coro" che indaga l'interazione tra dato oggettivo
(sia concreto sia linguistico) e percezione (esteriore e interiore) con
quella consapevolezza delle questioni artistiche fondamentali, che
soltanto un instancabile scrutatore delle parti più complesse della
mente umana poteva realizzare con esiti di alta poesia. Esemplari nel
suo percorso di ricerca sono le opere esposte, tra cui gli Omaggi (a
Borges, Henry James, Proust e Redon), l'Hommage à la Hollande (la sua
posizione singolare nella dialettica artistica gli merita l'ospitalità
allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1969), le "mnemoteche", le
"memorie ecologiche" e le "museologie”. Opera significativa di questo
periodo è Museologia del 1976, presente in mostra e già esposta alla
XXXVIII Biennale di Venezia nel 1978.
NOTA BIOGRAFICA
Nato a Napoli nel 1933, Guido Biasi si forma al Liceo artistico e
all’Accademia di Belle Arti della sua città. A partire dal 1954
partecipa al Movimento di Pittura Nucleare e nel 1957 firma, con
Colucci, Piero Manzoni, Sordini e Verga, “Il manifesto per la pittura
organica” e redige il “Manifesto di Albisola Marina” firmato
dagli stessi artisti.
L’anno successivo, con Luca (Luigi Castellano), Del Pezzo, Di Bello e
Fergola, partecipa alla formazione di “Gruppo ‘58” di cui redige il
manifesto.
Dal 1959 collabora con la rivista “Documento sud” e, successivamente,
con “Linea sud”.
Nel 1960, a New York, partecipa all’Esposizione Internazionale del
Surrealismo “Surrealist Intrusion in the Enchanters’ Domain”, curata da
André Breton e Marcel Duchamp. Nello stesso anno si trasferisce a
Parigi in modo definitivo. Nei primi anni della sua vita parigina
partecipa alle attività del gruppo “Phases” e collabora con l’omonima
rivista così come con la rivista “Edda” pubblicata a Bruxelles.
A partire dal 1968 torna, però, spesso a Milano anche per lunghi
soggiorni. Muore a Parigi nel 1983.
L’elenco della sue mostre personali documenta un’attenzione al suo
lavoro da parte di gallerie di tutta Europa, fin dai primissimi anni
Sessanta. Lo troviamo da subito a Basilea, Francoforte, Amburgo,
Colonia, Londra, Parigi. Nel 1964 è a New York. Quindi, per rimanere
alle presenze all’estero, ecco ancora Bruxelles, Amsterdam, Stoccolma,
Grenoble, Malmoe, Bourges, Châteauroux, ecc.
In Italia possiamo ricordare le sue partecipazioni alla Biennale di
Venezia (1972 e 1978), alla Quadriennale di Roma (1972). Significativi
sono anche l’ospitalità allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1969)
l’invito alla Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile (1972) e
al XXV Salone della Giovane Pittura di Parigi (1974).
In Italia hanno scritto su di lui studiosi fra i più qualificati. Per
citarne alcuni: Barilli, Caramel, Crispolti, Fagone, Menna, Sanguineti,
Schwarz e Varga.